Nel corso del 2025, in Italia circa 5,4 milioni di persone si sono trovate in condizioni di povertà assoluta, per un totale di oltre 2,1 milioni di famiglie. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Istat, che fotografa una situazione complessivamente stabile rispetto all’anno precedente, pur evidenziando differenze significative tra le diverse aree del Paese e le categorie sociali.

L’incidenza della povertà assoluta riguarda il 9,3% della popolazione residente, mentre sul fronte delle famiglie la percentuale si attesta all’8%. Entrambi gli indicatori mostrano una lieve diminuzione rispetto al 2024, quando erano rispettivamente pari al 9,8% e all’8,4%.

Anche la povertà relativa rimane pressoché invariata. Le famiglie interessate sono oltre 2,8 milioni, pari al 10,8% del totale, mentre gli individui coinvolti sfiorano gli 8,7 milioni, con un’incidenza del 14,8%.

Sud e isole, le difficoltà più evidenti

Le condizioni economiche più difficili continuano a concentrarsi nel Mezzogiorno. Nel Sud si contano circa 813mila famiglie in povertà assoluta, equivalenti al 38,6% del totale nazionale. Tra gli individui, l’incidenza supera l’11% sia nelle regioni meridionali sia nelle isole.

L’intensità della povertà assoluta, cioè la distanza media tra la spesa mensile delle famiglie povere e la soglia minima di riferimento, raggiunge nel Mezzogiorno il 19%, in aumento rispetto al 18,5% del 2024. La crescita è legata soprattutto alla situazione delle isole, dove il valore passa dal 17% al 19%.

Le difficoltà non riguardano esclusivamente il Sud. Nel Nord-Ovest si registrano 568mila famiglie in povertà assoluta e nel Nord-Est 386mila, mentre nel Centro il numero scende a circa 338mila nuclei familiari.

Famiglie numerose e giovani più esposti

Il rischio di povertà aumenta con il numero dei componenti del nucleo familiare. L’incidenza raggiunge infatti il 19,2% nelle famiglie composte da almeno cinque persone e il 10,5% in quelle con quattro componenti. Per i nuclei di tre persone il dato è dell’8,4%.

Anche l’età della persona di riferimento della famiglia rappresenta un elemento rilevante. Le famiglie con una persona di riferimento di almeno 65 anni mostrano un’incidenza più contenuta, pari al 6,1%. La percentuale supera invece il 10% tra i nuclei guidati da persone fino a 34 anni e nella fascia tra i 45 e i 54 anni.

Istruzione e occupazione possono fare la differenza

Il rapporto dell’Istat evidenzia il ruolo centrale dell’istruzione nella prevenzione della povertà. Quando la persona di riferimento possiede almeno un diploma di scuola superiore, l’incidenza scende al 4,4%. Il dato sale all’11,9% tra chi ha la licenza media e al 12,3% nelle famiglie in cui il titolo di studio non supera la licenza elementare.

Anche la condizione lavorativa incide sulle possibilità economiche. Nelle famiglie con una persona di riferimento occupata come dipendente, la povertà assoluta interessa l’8,5% dei nuclei. La quota cresce sensibilmente, fino al 20,7%, quando la persona di riferimento è disoccupata.

Nel complesso, i dati descrivono un fenomeno ancora strutturale, che coinvolge milioni di cittadini. Rafforzare l’accesso all’istruzione, favorire l’occupazione stabile e sostenere i nuclei più vulnerabili rimangono passaggi fondamentali per contrastare le situazioni di maggiore fragilità economica.

Fonte: Istat, rapporto sulla povertà in Italia relativo al 2025, ripreso da Tgcom24 il 15 ottobre 2026.

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