ITALY TRIBUNE | CULTURA, CINEMA E STORIA
Da Audrey Hepburn a Elizabeth Taylor, da Charlton Heston a Richard Burton: la straordinaria stagione in cui Roma diventò la capitale mondiale del cinema e Cinecittà conquistò il soprannome di “Hollywood sul Tevere”.
C’era un tempo in cui le più grandi stelle di Hollywood non vivevano soltanto tra Beverly Hills e Los Angeles, ma passeggiavano per le strade di Roma, cenavano nei ristoranti di Via Veneto e lavoravano negli immensi teatri di posa di Cinecittà. Era l’epoca dei grandi kolossal, degli amori leggendari, delle produzioni milionarie e di una città che, per alcuni anni, sembrò davvero essere diventata il centro dell’universo cinematografico.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Cinecittà visse una stagione irripetibile. Gli americani arrivavano in Italia per girare film destinati a entrare nella storia. Roma offriva scenografie straordinarie, maestranze di altissimo livello, costi competitivi e un’atmosfera che nessun altro luogo poteva replicare.
Fu così che nacque il mito della Hollywood sul Tevere.
Da Mussolini alla conquista di Hollywood
La storia di Cinecittà comincia nel 1937, quando gli stabilimenti cinematografici vengono inaugurati durante il regime fascista, con l’obiettivo di sviluppare e controllare l’industria cinematografica nazionale.
Dopo la Seconda guerra mondiale, durante la quale gli studi subirono danni e furono utilizzati anche per accogliere sfollati e profughi, Cinecittà iniziò una nuova vita.
Il cinema italiano stava vivendo la straordinaria stagione del Neorealismo, mentre le grandi case di produzione americane scoprivano che realizzare film in Italia poteva essere economicamente vantaggioso.
Roma disponeva di tecnici, scenografi, costumisti e artigiani capaci di costruire intere civiltà davanti a una macchina da presa.
Le grandi produzioni hollywoodiane cominciarono così a trasferirsi nella capitale italiana, portando con sé attori, registi, produttori e capitali.
Quo Vadis e Ben-Hur: quando Roma ricostruiva l’antichità
Il primo grande simbolo di questa trasformazione fu Quo Vadis, kolossal del 1951 diretto da Mervyn LeRoy, con Robert Taylor, Deborah Kerr e Peter Ustinov.
La ricostruzione della Roma imperiale richiese scenografie monumentali, migliaia di costumi e un’organizzazione produttiva impressionante.
Ma fu soprattutto Ben-Hur, diretto da William Wyler e interpretato da Charlton Heston, a consacrare definitivamente la grandezza di Cinecittà.
Il film, uscito nel 1959, conquistò ben undici premi Oscar, un record straordinario per l’epoca.
La celebre corsa delle quadrighe venne realizzata in un gigantesco circo costruito appositamente negli stabilimenti romani. Una sequenza destinata a diventare una delle più celebri della storia del cinema.
Per realizzare quei film non bastavano attori e cineprese. Servivano falegnami, fabbri, pittori, sarti, scultori e migliaia di professionisti.
Cinecittà era diventata una vera industria dei sogni.
Cleopatra: il film che trasformò Cinecittà nel centro del mondo
Se Ben-Hur rappresentò il trionfo cinematografico di Cinecittà, Cleopatra ne incarnò il mito, il lusso e gli eccessi.
Il kolossal del 1963, diretto da Joseph L. Mankiewicz, aveva come protagonista Elizabeth Taylor, affiancata da Richard Burton e Rex Harrison.
Dopo un travagliato avvio della produzione in Inghilterra, gran parte delle riprese si trasferì a Roma, dove vennero costruite scenografie gigantesche per ricreare l’antico Egitto e la Roma dei Cesari.
Ma a rendere indimenticabile quella produzione non furono soltanto gli straordinari costumi e le imponenti scenografie.
Fu soprattutto la storia d’amore tra Elizabeth Taylor e Richard Burton, nata durante la lavorazione del film, a conquistare le prime pagine dei giornali di tutto il mondo.
I due attori erano entrambi sposati con altre persone. La loro relazione diventò uno degli scandali sentimentali più raccontati del Novecento.
I paparazzi assediavano alberghi, ristoranti e luoghi frequentati dalle star. Roma diventò il palcoscenico di una storia nella quale cinema e vita reale sembravano confondersi.
Cleopatra arrivò a costare circa 44 milioni di dollari, una cifra astronomica per l’epoca, diventando il simbolo degli eccessi produttivi della Hollywood classica.
Via Veneto, Audrey Hepburn e la Dolce Vita
Non era soltanto Cinecittà a vivere una stagione straordinaria. Tutta Roma sembrava partecipare a quel grande spettacolo.
Via Veneto era diventata il salotto internazionale delle celebrità. Nei grandi alberghi e nei locali eleganti si potevano incontrare attori americani, aristocratici, produttori e giornalisti.
Nel 1953 Vacanze romane aveva trasformato Audrey Hepburn e Gregory Peck nei protagonisti di una delle storie più romantiche del cinema.
La Vespa, Piazza di Spagna, la Bocca della Verità e le strade del centro storico divennero immagini conosciute in tutto il mondo.
Poi arrivò Federico Fellini.
Con La dolce vita, interpretato da Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, il regista raccontò un universo fatto di celebrità, feste, desideri e contraddizioni.
La celebre scena della Fontana di Trevi entrò nell’immaginario collettivo.
Roma non era più soltanto la città dei monumenti e della storia millenaria. Era diventata la città del cinema, del fascino e della mondanità.
Sophia Loren, Gina Lollobrigida e le dive italiane
In quegli stessi anni, l’Italia non si limitava a ospitare le star americane. Ne creava di proprie, capaci di conquistare il pubblico internazionale.
Sophia Loren rappresentava una bellezza mediterranea accompagnata da un talento straordinario. Gina Lollobrigida era diventata una diva conosciuta in tutto il mondo. Claudia Cardinale avrebbe incarnato una nuova stagione del cinema italiano.
Accanto a loro brillavano Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Alberto Sordi e molti altri protagonisti.
Era un periodo nel quale il cinema italiano dialogava con quello americano senza perdere la propria identità.
I registi italiani portavano sullo schermo storie di grande intensità artistica, mentre le produzioni hollywoodiane sfruttavano le capacità tecniche degli studi romani.
Un incontro tra due culture cinematografiche che contribuì a rendere Cinecittà un luogo unico.
La fine di un’epoca irripetibile
Con la seconda metà degli anni Sessanta, il modello dei grandi kolossal cominciò a entrare in crisi.
I costi sempre più elevati, alcuni insuccessi commerciali e i cambiamenti dell’industria cinematografica ridussero progressivamente la presenza delle grandi produzioni americane.
Cinecittà non smise di essere un centro importante, ma la stagione della Hollywood sul Tevere si avviò alla conclusione.
Gli studi continuarono a ospitare grandi registi italiani, da Fellini a Sergio Leone, e negli anni successivi tornarono ad attirare produzioni internazionali come Gangs of New York di Martin Scorsese e La passione di Cristo di Mel Gibson
Quando Roma era davvero la capitale dei sogni
Oggi, ripensare a quegli anni significa ricordare un’Italia capace di affascinare il mondo non soltanto attraverso le proprie bellezze artistiche, ma anche grazie alla creatività, all’ingegno e al lavoro di migliaia di professionisti.
Cinecittà non era semplicemente un complesso di studi cinematografici.
Era un luogo dove potevano nascere imperi romani, risorgere faraoni, combattere gladiatori e prendere vita storie d’amore destinate all’immortalità.
Un luogo dove Elizabeth Taylor diventava Cleopatra, Charlton Heston guidava una quadriga e Federico Fellini trasformava Roma in un sogno a occhi aperti.
Perché ci fu davvero un tempo in cui Hollywood non aveva bisogno di essere in California. Le bastava attraversare l’oceano, arrivare a Roma e accendere i riflettori di Cinecittà.
E forse è proprio questa la più grande magia di quella stagione: aver dimostrato che il cinema poteva trasformare una città eterna nella capitale mondiale dei sogni.